una giornata particolare
domenica 29 gennaio 2012
nella liberta' della campagna
Non avendo foto di mia mamma mondina ne ho scaricato una dal web che fa capire quante giovani donne stando con le gambe a bagno dall'alba al tramonto mondavano il riso , ecco perchè del nome , in sostanza mondare significa togliere le erbacce e le piante indesiderate intorno alla piantina di riso per farla crescere al meglio .
Qui' sotto c'è la casona dove sono vissuta per 6 anni coi cugini , ora è un agroturismo , alla struttura principale è stato aggiunto la depandance dove ora c'è il ristorante , per il resto la casa fuori è tale e quale .
Comunque col trasferiemento alla Tarlazza finirono le discussioni col nonno , andavamo a trovarlo quando mio padre non c'era , non si parlarono piu' mio nonno aveva torto e questo fu riconosciuto da mia mamma .
Per il resto la libertà fu la mia compagna , mia e dei miei cugini .
Una libertà che mi fece crescere anche molto timida e schiva al contatto col mondo esterno, quando vedevo miei compagni di scuola non salutavo e abbassavo la testa .
La cultura della famiglia era bassissima
Mia zia Argia era analfabeta , il nonno e la nonna pure con differenza pero' mio nonno riusciva a leggere piccole cose sul giornale la zia e la nonna quando dovevano fare una firma facevano una croce con l'assistenza di testimoni , ricordo che ridevamo molto sul fatto .
Mia madre aveva fatto fino alla terza elementare era nata a Pieve di rivoschio un paesino sopra a meldola prov. di Forlì un paesino sopra un greppio , per raggiungere la scuola occorreva fare molta strada a piedi , poi arrivata a scuola occorreva accendere la stufa , nei ricordi di mia mamma c'è tutto il freddo patito , la maestra era molto dura l'educazione era severa le punizioni corporali, chi sbagliava veniva messo in ginocchio col frumento sotto le ginocchia , fino a sanguinare oppure botte sulle nocche delle mani col righello . Da quello che sono riuscita a ricordare dai racconti che erano i piu' discoli a essere puniti . Ai piedi mia mamma portava degli zoccoli che metteva ai piedi solo nell'entrata in scuola oppure alla domenica andando alla messa prima di entrare in chiesa , per il resto si stava scalzi i piedi gonfi e pieni di geloni .Mia mamma Giulia amava molto la scuola il nonno pero' contrastava, le imponeva quando tornava a casa di fare tutti i lavori che non aveva fatto al mattino , per i compiti alla notte con la luce di una candela.
Mamma ha resistito tre anni era una bambina curiosa di sapere ma poi il nonno ha detto basta e il lavoro dei campi o l'accudimento del bestiame è stata la sua scuola .
Mia mamma era una bella ragazza corteggiata, lei si comprava il rossetto di nascosto , quando riusciva a scappare dai lavori dei campi si metteva un vestitito nero con collettino bianco che le donava molto e scappava in paese a ballare , mettendo il rossetto fuori di casa , il nonno non le dava tregua , si racconta che un giorno mia nonna le avesse dato pochi spiccioli per uscire il nonno li prese li butto' nel cammino dove non li trovarono piu' , nonostante tutto questo mia mamma ha avuto sempre grande rispetto dei genitori li ha accompagnati con dedizione per tutta la vita, tanto che loro stessi volevano stare solo con mia mamma.
La sorella di mia mamma Argia era una donna malaticcia soffriva di una grave forma di psioriasi , il suo corpo era coperto da squame , noi bambini nelle serate d'inverno l'aiutavamo a liberarsi delle croste che le ricoprivano tutto il corpo compresa la testa , nonostante questo ha fatto 6 figli ed un numero imprecisato di aborti , aborti procurati da donnacce che facevano questo mestiere, quando mia mamma raccontava a mio padre o ad amiche, io che ero sempre con le orecchie dritte sentivo di aborti ,con feti che nascevano ancora vitali , mia madre ovviamente assisteva insieme al marito .
Il marito di mia zia definito da mia madre un" porco " aveva passato la sua vita a lavorare poco mettere incinta la moglie ed altre cose che raccontero' piu' avanti .
Nella casona per noi bambini la vita scorreva serena , senza dimenticare l'incidente di mio cugino Giancarlo , intanto un giorno a casa arrivo' un fornello bianco a tre fuochi che fece esclamare a mia mamma " ora non ho piu' nulla da fare" capisco bene il sollievo fino a quel momento anche solo per riscaldare un caffè ci voleva il fuoco nella stufa, d'inverno andava ancora bene , ma d'estate col caldo era un incubo , ora bastava avere una bombola accendere il fuco e lì si bolliva il sugo, il brodo intanto mia mamma poteva didicarsi a quello che amava di piu' .
La sua passione era la lettura , che non erano i libri ma erano i giornali che andava di gran moda allora "Sogno , Grand Hotel , Intimità " e altri che non ricordo , non essendoci altri divertimenti pure io ho incominciato a leggere presto , probabilmente non adatti per una bambina , ma erano storie illustrate dove c'era amore e tradimenti se paragonati alla TV dei giorni nostri era una cosa per educande , poi mia mamma raccontava le storie alla sorella che non sapendo leggere viveva dei racconti della mamma , la zia voleva sempre essere aggionata sulle storie, molti degli attori che sono diventati famosi erano partiti coi fotoromanzi , Sofia Loren , Maik Bongiorno, Marcello Mastroianni , erano racconti strappalacrime, .
Questa abitudine di mia mamma in seguito ha avuto i suoi frutti perchè negli anni sono diventata una accanita lettrice
domenica 22 gennaio 2012
mercoledì 18 gennaio 2012
giancarlo mio cugino, la trebbiatura
la vita alla "tarlazza era di grande libertà, d'estate si giocava nei prati , si raccoglievano more, frutti servatici , io e i cugini andavamo al fiume risalendo la corrente trovavamo i punti piu' nascosti per svestirci e farci il bagno , tutto mi era possibile il controllo inesistente , i grandi avevano altro da fare , noi ci accudivamo da soli, nella grande aia ho imparato ad andare in bicicletta , ovviamente una bicicletta da donna, non era pensabile comprare biciclette per bambini, quando si doveva andare in paese io stavo sul cannone della bicicletta oppure nella gilera di mio padre se veniva anche la mamma.
D'estate nel momento della trebbiatura arrivava la grande macchina per trabbiare , le donne si calavano in testa un enorme fazzoletto per impedire che la grande porvere mossa dalla pula del grano andasse negli occhi , gli uomini porgevano i covoni del grano alle donne che stavano sulla macchina infilavano il covone in un buco e ne usciva il grano , grandi bevute , poco riposo si lavorava dall'alba al tramonto alla sera quando mia mamma si toglieva il fazzoletto il viso era nero di polvere , il lavoro doveva essere fatto in fretta perchè la macchina poi si spostava da altri contadini .
Ora la trebbiatura è piu' veloce il lavoro lo fa la macchina da sola , allora le donne tagliavano con una falche il grano , nei giorni seguenti si girava . poi si raccoglieva su un grande carro e si portava nella grande aia per la trebbiatura , se capitava che piovesse nella notte tutti si alzavano e raccoglievano il grano che veniva coperto con grandi teli .
Io ero piccola ma andavo nei campi dopo la mietitura a spigolare assieme alla mamma e alla zia , siccome il lavoro era prevalentemente manuale molte spighe rimanevano al suolo , percio' per settimane si raccoglieva, poi la mamma lo portava al mulino e ritornava a casa con un bel sacchetto di farina per l'inverno .
In inverno stavamo nella stalla coi cugini a giocare , era il posto piu' caldo , poi ad una certa ora si mungeva e noi bevevamo il latto appena munro ahh ahh che bontà
sopra la stalla c'era il fienile che si raggiungeva con una scala, molte volte salivamo e di lassu capriole e divertimento puro .
Un giorno successe un disastro , mentre noi avevamo raggiunto il fienile per la sc ala un mio cugino per divertirsi oppure perchè non capiva, aveva 5 anni ,voleva risalire da un trave che attraversava la stalla e sbucava propio nella finestrella del fienile, ad un certo punto un urlo e mio cugino era caduto, la trave si era girata lui si è trovato col corpo in sotto e le braccia attaccate alla trave quando non ha retto è caduto ed ha sbattuto la testa nello spigolo dove scorre la pipi delle vacche , a dire il vero non ricordo molto di quel giorno .
Gli zii e mia madre di corsa all'ospedale di argenta poi fu ricoverato a ferrara , mia madre andava spesso a trovarlo e la vedevo tornare sempre piu' scoraggiata , poi una sera ci annunciarono che Giancarlo veniva portato a casa i medici avevano detto che se volevano potevano portarlo a casa a morire , nulla piu' si poteva fare per lui .
L'impressione vederlo fu forte , sembrava morto , bianco immobile con le sue manine chiuse a pugno , si chiamo' il medico per scrupolo , il quale non fece altro che ordinare goccine per il cuore e nulla piu' , intanto i grandi organizzavano i turni per assisterlo , passavano i giorni e nulla succedeva , poi un giorno incomincio' a muovere un dito , un occhio , una gamba , nel giro di una settimana aveva aperto le mani , da tanto che erano state serrate nell'aprirle la pelle si staccava , noi eravamo sempre l'intorno , senza accorgercene avevamo messo in atto la terapia del risveglio scoperta tanti anni dopo, quando finalemente Giancarlo si sveglio' non era piu' il bambino che era prima , dovette imparare a camminare , a parlare il suo cervello si è sempre detto era rimasto ai cinque anni, poi andò in un istituto, e quando tornava a casa era molto diverso da noi , negli anni quando è tornato a casa definitivamente aveva preso a bere, lavorava saltuariamente , era un uomo dolce ma ritardato e non ha trovato piu' la sua strada , la famiglia lo fece sposare con una donna del sud un matrimonio combinato che lo distrusse ulteriormente , la moglie ebbe un figlio ,ma si disse che non fosse suo questo è stato un 'errore dell'ignoranza , Giancarlo non poteva essere un marito non avrebbero dovuto sposarlo facendo finta che non avesse problemi , credo che abbia molto sofferto per quella scelta scellerata .
D'estate nel momento della trebbiatura arrivava la grande macchina per trabbiare , le donne si calavano in testa un enorme fazzoletto per impedire che la grande porvere mossa dalla pula del grano andasse negli occhi , gli uomini porgevano i covoni del grano alle donne che stavano sulla macchina infilavano il covone in un buco e ne usciva il grano , grandi bevute , poco riposo si lavorava dall'alba al tramonto alla sera quando mia mamma si toglieva il fazzoletto il viso era nero di polvere , il lavoro doveva essere fatto in fretta perchè la macchina poi si spostava da altri contadini .
Ora la trebbiatura è piu' veloce il lavoro lo fa la macchina da sola , allora le donne tagliavano con una falche il grano , nei giorni seguenti si girava . poi si raccoglieva su un grande carro e si portava nella grande aia per la trebbiatura , se capitava che piovesse nella notte tutti si alzavano e raccoglievano il grano che veniva coperto con grandi teli .
Io ero piccola ma andavo nei campi dopo la mietitura a spigolare assieme alla mamma e alla zia , siccome il lavoro era prevalentemente manuale molte spighe rimanevano al suolo , percio' per settimane si raccoglieva, poi la mamma lo portava al mulino e ritornava a casa con un bel sacchetto di farina per l'inverno .
In inverno stavamo nella stalla coi cugini a giocare , era il posto piu' caldo , poi ad una certa ora si mungeva e noi bevevamo il latto appena munro ahh ahh che bontà
sopra la stalla c'era il fienile che si raggiungeva con una scala, molte volte salivamo e di lassu capriole e divertimento puro .
Un giorno successe un disastro , mentre noi avevamo raggiunto il fienile per la sc ala un mio cugino per divertirsi oppure perchè non capiva, aveva 5 anni ,voleva risalire da un trave che attraversava la stalla e sbucava propio nella finestrella del fienile, ad un certo punto un urlo e mio cugino era caduto, la trave si era girata lui si è trovato col corpo in sotto e le braccia attaccate alla trave quando non ha retto è caduto ed ha sbattuto la testa nello spigolo dove scorre la pipi delle vacche , a dire il vero non ricordo molto di quel giorno .
Gli zii e mia madre di corsa all'ospedale di argenta poi fu ricoverato a ferrara , mia madre andava spesso a trovarlo e la vedevo tornare sempre piu' scoraggiata , poi una sera ci annunciarono che Giancarlo veniva portato a casa i medici avevano detto che se volevano potevano portarlo a casa a morire , nulla piu' si poteva fare per lui .
L'impressione vederlo fu forte , sembrava morto , bianco immobile con le sue manine chiuse a pugno , si chiamo' il medico per scrupolo , il quale non fece altro che ordinare goccine per il cuore e nulla piu' , intanto i grandi organizzavano i turni per assisterlo , passavano i giorni e nulla succedeva , poi un giorno incomincio' a muovere un dito , un occhio , una gamba , nel giro di una settimana aveva aperto le mani , da tanto che erano state serrate nell'aprirle la pelle si staccava , noi eravamo sempre l'intorno , senza accorgercene avevamo messo in atto la terapia del risveglio scoperta tanti anni dopo, quando finalemente Giancarlo si sveglio' non era piu' il bambino che era prima , dovette imparare a camminare , a parlare il suo cervello si è sempre detto era rimasto ai cinque anni, poi andò in un istituto, e quando tornava a casa era molto diverso da noi , negli anni quando è tornato a casa definitivamente aveva preso a bere, lavorava saltuariamente , era un uomo dolce ma ritardato e non ha trovato piu' la sua strada , la famiglia lo fece sposare con una donna del sud un matrimonio combinato che lo distrusse ulteriormente , la moglie ebbe un figlio ,ma si disse che non fosse suo questo è stato un 'errore dell'ignoranza , Giancarlo non poteva essere un marito non avrebbero dovuto sposarlo facendo finta che non avesse problemi , credo che abbia molto sofferto per quella scelta scellerata .
lunedì 16 gennaio 2012
Il maiale e la radio a galena
Vorrei parlare di come le case erano illuminate , pochi allora a si parla degli anni 46 47 48 49 50 , esattamente a 5 anni dalla fine della ultima guerra molte case erano prive di corrente elettrica,non parliamo poi del telefono , dell'acqua corrente , degli impianti a gas , si cucinava sulla stufa a legna , i pochi privilegiati avevano la bombola con fornello, comunque noi avevamo un lume a petrolio e qualche candela , si vivena con una luce fioca quandi si andava a letto molto presto, in casa mio padre aveva costruito una radio a galena per avere le notizie , questo era stato possibile perchè aveva fatto una scuola superiore all'Aquila da marconista percio' in grado perfettamente di costruire un oggetto che trasmetteva , e riceveva si ascoltava con le cuffie , non aveva l'aspetto di una radio vera e propia , insomma era un oggetto per grandi ma io ero incoriosita sentire una voce che parlava .
Da piccola mi sentivo felice avevo il mio babbo , la mia mamma mi sentivo protetta , vivevo coi nonni ma non ho mai avuto la senzazione che mi amassero, probabilmente la loro vita era così complicata che non avevano tempo per le coccole , non ricordo carezze , era un rapporto distaccato .
In casa col nonno si facevano molte discussioni , soprattutto con mio padre , e con mia madre che metteva tutto a tacere , quando mio padre alzava la voce mia madre zitto zitto. .
Nel frattempo anche la zia Argia sorella di mia madre era venuta ad Argenta precisamente verso le valli di campotto in una zona la "Tarlazza" mio zio era stato assunto per fare il mezzadro , in una casona rossa e grande con una immensa aia davanti ,dietro una stalla grande e sopra un grande fienile e tanta tanta tanta terra .
Finito l'asilo del 5 anno la mia famiglia si trasferi' nella casa rossa , mio padre era stato assunto nella Bonifica Renana allora era statale ,percio' un lavoro fisso , mia mamma andava in campagna con la sorella e noi cugini a casa padroni di tutto.
Allora c'erano Erislio , Lina, Ave e Antonio , facevamo scorribande tutto il giorno , l'importante per me spazzare casa fare il letto e lavare i piatti al fiume , se per giocare mi dimenticavo, quando vedevo spuntare mio padre correvo come una lepre per rimediare alla marachella.
La vita in campagna era bella spensierata in grande libertà , lì è nata la mia indipendenza , la campagna ci dava di tutto frutta ortaggi, il resto veniva fatto in casa , polli , galline, conigli , vedere nascere i pulcini , i conigli era un grande divertimento , quando non bastava mia mamma arrivava dal mercato con tanti pulcini tenerei se mi concentro ne sento il pigolio e il pelo morbido , i maialini da ingrassare per macellarli in casa nella stalla ,.
Un volta all'anno in inverno arrivava il macellaio mio padre e mio zio uccidevano lo stesso giorno un po di nascosto per non pagare il dazio , ma la nostra casa era cosi' isolata che non c'era pericolo che arrivasse qualcuno almeno che non vi fosse una spiata , il primo vicino era a tre km avevamo tutta la libertà possibile.
Si uccideva il maiale e le donne raccoglievano tutto il sangue col quale in seguito si faceva un dolce "sanguinaccio" poi con acqua bollente si lavava il maiale si toglievano tutti i peli e ci si avviava alla macellazione , tutti si lavorava grandi e piccoli , le donne invece si organizzavano per preparare il pranzo per la truppa , era un piacere vedere trasformare il maiale in prosciutti, salcicce, salcicce matte , coppe , cotechini , ciccioli ahh ahha che buoni i ciccioli , pancia mia fatti capanna
Da piccola mi sentivo felice avevo il mio babbo , la mia mamma mi sentivo protetta , vivevo coi nonni ma non ho mai avuto la senzazione che mi amassero, probabilmente la loro vita era così complicata che non avevano tempo per le coccole , non ricordo carezze , era un rapporto distaccato .
In casa col nonno si facevano molte discussioni , soprattutto con mio padre , e con mia madre che metteva tutto a tacere , quando mio padre alzava la voce mia madre zitto zitto. .
Nel frattempo anche la zia Argia sorella di mia madre era venuta ad Argenta precisamente verso le valli di campotto in una zona la "Tarlazza" mio zio era stato assunto per fare il mezzadro , in una casona rossa e grande con una immensa aia davanti ,dietro una stalla grande e sopra un grande fienile e tanta tanta tanta terra .
Finito l'asilo del 5 anno la mia famiglia si trasferi' nella casa rossa , mio padre era stato assunto nella Bonifica Renana allora era statale ,percio' un lavoro fisso , mia mamma andava in campagna con la sorella e noi cugini a casa padroni di tutto.
Allora c'erano Erislio , Lina, Ave e Antonio , facevamo scorribande tutto il giorno , l'importante per me spazzare casa fare il letto e lavare i piatti al fiume , se per giocare mi dimenticavo, quando vedevo spuntare mio padre correvo come una lepre per rimediare alla marachella.
La vita in campagna era bella spensierata in grande libertà , lì è nata la mia indipendenza , la campagna ci dava di tutto frutta ortaggi, il resto veniva fatto in casa , polli , galline, conigli , vedere nascere i pulcini , i conigli era un grande divertimento , quando non bastava mia mamma arrivava dal mercato con tanti pulcini tenerei se mi concentro ne sento il pigolio e il pelo morbido , i maialini da ingrassare per macellarli in casa nella stalla ,.
Un volta all'anno in inverno arrivava il macellaio mio padre e mio zio uccidevano lo stesso giorno un po di nascosto per non pagare il dazio , ma la nostra casa era cosi' isolata che non c'era pericolo che arrivasse qualcuno almeno che non vi fosse una spiata , il primo vicino era a tre km avevamo tutta la libertà possibile.
Si uccideva il maiale e le donne raccoglievano tutto il sangue col quale in seguito si faceva un dolce "sanguinaccio" poi con acqua bollente si lavava il maiale si toglievano tutti i peli e ci si avviava alla macellazione , tutti si lavorava grandi e piccoli , le donne invece si organizzavano per preparare il pranzo per la truppa , era un piacere vedere trasformare il maiale in prosciutti, salcicce, salcicce matte , coppe , cotechini , ciccioli ahh ahha che buoni i ciccioli , pancia mia fatti capanna
Ricordi sparsi dei primi anni
Per dare un tempo ai mei ricordi , altrimenti non capisco a quale periodo mi riferisco posso dire che da Meldola sono partita verso i cinque anni , infatti i miei ricordi risalgono a quel periodo.
La casa ad Argenta era molto piccola , come sempre noi eravamo in un unica stanza di piu' credo non si potesse , i mie nonni ne avevano due una che fungeva da camera da letto e cucina e una dove dormivano gli zii , Ricordo una casa buia , piena di mobili vecchi , il letto dei nonni di ferro aveva i materassi fatti con le pannocchie di grano turco , i materassi avevano una fessura al centro dove al mattino con una mano si muovevano le foglie il materasso gonfiava ,gonfiava sembra altissimo , poi con la notte le foglie si appiattivano e si finiva di dormire quasi sulla rete .
Ovviamente non esisteva il bagno , per i bisogni di giorno c'era una latrina in cortile , che consisteva in un buco puzzolente coperto da un asse con un buco al centro , descriverlo adesso sembra una cosa terribile ma allora era per tutti così non ci si faceva caso, la notte si faceva la pipi' nel vaso da notte il "pitale" nella notte si sentivano i vari componenti che facevano la pipi' a noi bambini quando avevamo la febbre era concesso anche di farci la cacca .
Per scaldare il letto d'inverno cera un aggeggio di legno concavo chiamato prete al centro un tegame con tizzoni ardenti chiamato suora , un'ora prima di andare a letto si metteva il prete , poi al momento si sfilava velocemente e via veloci nel letto caldo , non c'erano piumini e il letto si raffreddava velocemente , poi col passare degli anni dalla materrassaia ci si faceva cucire una coperta imbottita di lana e già era un bel successo , il naso si raffreddava comunque ma il corpo rimaneva bello al calduccio
La casa ad Argenta era molto piccola , come sempre noi eravamo in un unica stanza di piu' credo non si potesse , i mie nonni ne avevano due una che fungeva da camera da letto e cucina e una dove dormivano gli zii , Ricordo una casa buia , piena di mobili vecchi , il letto dei nonni di ferro aveva i materassi fatti con le pannocchie di grano turco , i materassi avevano una fessura al centro dove al mattino con una mano si muovevano le foglie il materasso gonfiava ,gonfiava sembra altissimo , poi con la notte le foglie si appiattivano e si finiva di dormire quasi sulla rete .
Ovviamente non esisteva il bagno , per i bisogni di giorno c'era una latrina in cortile , che consisteva in un buco puzzolente coperto da un asse con un buco al centro , descriverlo adesso sembra una cosa terribile ma allora era per tutti così non ci si faceva caso, la notte si faceva la pipi' nel vaso da notte il "pitale" nella notte si sentivano i vari componenti che facevano la pipi' a noi bambini quando avevamo la febbre era concesso anche di farci la cacca .
Per scaldare il letto d'inverno cera un aggeggio di legno concavo chiamato prete al centro un tegame con tizzoni ardenti chiamato suora , un'ora prima di andare a letto si metteva il prete , poi al momento si sfilava velocemente e via veloci nel letto caldo , non c'erano piumini e il letto si raffreddava velocemente , poi col passare degli anni dalla materrassaia ci si faceva cucire una coperta imbottita di lana e già era un bel successo , il naso si raffreddava comunque ma il corpo rimaneva bello al calduccio
domenica 15 gennaio 2012
festa della madonna del popolo
Comunqe cadesse il mondo ogni anno in Agosto a Meldola c'era la festa della Madonna del Popolo , in tutti gli anni a venire non abbiamo mancato neppure un anno, c'era sempre nonna Ida che ci accoglieva , ci ospitava .
Dopo un viaggio tortuoso , partenza molto presto da Argenta in treno verso castel S.Pietro , un trenino lento , che fermava a tutte le stazioni e che arrivava a Castel S.Pietro , arrivati li' occorreva aspettare un treno che ci portasse a Forlì, poi ha forlì il pulman che finalmente ci conduceva a Meldola , forse lo stesso tempo che un aereo impiega ad arrivare a NY , alla sera stanche io e la mamma mangiavamo il brodino che nonna Ida ci aveva fatto trovare , sempre quando si viaggiava il brodo non poteva mai mancare . feste a non finire andavamo a trovare amici e parenti che erano rimasti , poi finalmente incontravo Renato, avevo 5 anni ma io sognavo , quell'anno poi lui arrivo' con un filino di cotone dove aveva messo una perlina , alla festa in piazza alla sera misteriosamente me lo mise al dito , e mi disse da grandi ci sposeremo io ero felice , venendo da un paese molto triste allora arrivare a meldola nel pieno di una festa religiosa , fra canti , giostre , albero della cuccagna , con chiusura di fuochi d'artificio mi sembrava di essere arrivata nel paese dei balocchi , è vero che mia madre era molto parca nell'offrire doni , ma qualche caramella, un giro o due in giostra ci scappava .
Le donne riallaciavono il filo dei ricordi , di cosa avesse significato la liberazione , si sapeva di certi partigiani che avevano pensato di tenere nelle cantine le armi convinte che finita la guerra una rivoluzione avrebbe permesso alla Sn di prendere il potere , ma così per fortuna non è avvenuto, anche se negli anni hanno trovato molte armi e molti sono dovuti scappare in Russia perchè se li prendevano c'era il carcere , sono rimasti diversi anni , lasciando a casa mogli e figli , poi alcuni sono tornati si sono consegnati hanno fatto alcuni anni di carcere pagando il loro debito con la giustizia ,poi sono tornati liberi , intanto alle mogli era stata rubata la giovinezza, perchè in tutti gli anni che il marito era in Russia poi il carcere , loro erano vestite a lutto, con gli occhi puntati di tutti , mantenute e controllate da suoceri e suocere che non erano propio clementi con queste donne .
Dopo un viaggio tortuoso , partenza molto presto da Argenta in treno verso castel S.Pietro , un trenino lento , che fermava a tutte le stazioni e che arrivava a Castel S.Pietro , arrivati li' occorreva aspettare un treno che ci portasse a Forlì, poi ha forlì il pulman che finalmente ci conduceva a Meldola , forse lo stesso tempo che un aereo impiega ad arrivare a NY , alla sera stanche io e la mamma mangiavamo il brodino che nonna Ida ci aveva fatto trovare , sempre quando si viaggiava il brodo non poteva mai mancare . feste a non finire andavamo a trovare amici e parenti che erano rimasti , poi finalmente incontravo Renato, avevo 5 anni ma io sognavo , quell'anno poi lui arrivo' con un filino di cotone dove aveva messo una perlina , alla festa in piazza alla sera misteriosamente me lo mise al dito , e mi disse da grandi ci sposeremo io ero felice , venendo da un paese molto triste allora arrivare a meldola nel pieno di una festa religiosa , fra canti , giostre , albero della cuccagna , con chiusura di fuochi d'artificio mi sembrava di essere arrivata nel paese dei balocchi , è vero che mia madre era molto parca nell'offrire doni , ma qualche caramella, un giro o due in giostra ci scappava .
Le donne riallaciavono il filo dei ricordi , di cosa avesse significato la liberazione , si sapeva di certi partigiani che avevano pensato di tenere nelle cantine le armi convinte che finita la guerra una rivoluzione avrebbe permesso alla Sn di prendere il potere , ma così per fortuna non è avvenuto, anche se negli anni hanno trovato molte armi e molti sono dovuti scappare in Russia perchè se li prendevano c'era il carcere , sono rimasti diversi anni , lasciando a casa mogli e figli , poi alcuni sono tornati si sono consegnati hanno fatto alcuni anni di carcere pagando il loro debito con la giustizia ,poi sono tornati liberi , intanto alle mogli era stata rubata la giovinezza, perchè in tutti gli anni che il marito era in Russia poi il carcere , loro erano vestite a lutto, con gli occhi puntati di tutti , mantenute e controllate da suoceri e suocere che non erano propio clementi con queste donne .
Mi chiamo Lorena, ho vissuto una vita complicata e difficile, neppure banale, mi rendo conto che è molto difficile scrivere, sopratutto parlare di me , se dipendesse da me forse non ne farei nulla , ma le mie figlie i miei amici mi hanno invitato a farlo, cercherò di raccontare questa mia vita anche per lasciare un ricordo per i miei adorati nipoti.
Vorrei lasciare un ricordo di una donna che ha vissuto con fatica , ma con coerenza i suoi tempi, vorrei trovassero una donna viva, battagliera e comunque felice , che ha vissuto una vita degna di essere vissuta.
Non credo nel paradiso, il mio paradiso la mia eternità sono le mie figlie e i miei nipoti, attraverso loro le mie cellule i miei geni continueranno a riprodursi, poi spero rimmarrò nei pensieri di chi mi ha amato e che continuerà a pensarmi , ai miei tanti figli non partoriti , ma amati come tali, mi rallegrerà sapere che in qualche parte del mondo un padre possa ricordare ad un suo figlio di aver avuto una mamma italiana che lo ha amato.
oggi è il giorno 25 agosto 2009 la serata è più fresca , sono serena
Pubblicato da lorena a 12:59 0 commenti
Vorrei lasciare un ricordo di una donna che ha vissuto con fatica , ma con coerenza i suoi tempi, vorrei trovassero una donna viva, battagliera e comunque felice , che ha vissuto una vita degna di essere vissuta.
Non credo nel paradiso, il mio paradiso la mia eternità sono le mie figlie e i miei nipoti, attraverso loro le mie cellule i miei geni continueranno a riprodursi, poi spero rimmarrò nei pensieri di chi mi ha amato e che continuerà a pensarmi , ai miei tanti figli non partoriti , ma amati come tali, mi rallegrerà sapere che in qualche parte del mondo un padre possa ricordare ad un suo figlio di aver avuto una mamma italiana che lo ha amato.
oggi è il giorno 25 agosto 2009 la serata è più fresca , sono serena
Pubblicato da lorena a 12:59 0 commenti
la fuga da Meldola per trovare pane e lavoro
I miei nonni materni abitavano nella campagna meldolese , andavano a trovarli di tanto in tanto , mia nonna di nascosto dal nonno allungava qualche uova a mia mamma, un po' di farina, mia mamma era una specialista della sfoglia fatta in casa riusciva a farla perfettamente tonda , e le sue tagliatelle erano buonissime , così come il pollo arrosto , il coniglio , le patate un profumo meraviglioso, io d'altronde ho iniziato presto a mangiare , perchè passato il fronte , non si trovava ne latte ne zucchero , si trovava solo al mercato nero , ma ci volevano i soldini, allora mia mamma faceva i " masgotti" che consistevano nel masticare il cibo fino a quando ammorbidito la mamma me lo metteva in bocca , anche nel mondo animale le mamme porgono il cibo ai piccoli in questo modo , oppure ancora ora nei paesi poveri, mia mamma non aveva il latte percio' sono stata allevata a "masgotti" a sei mesi sempre affamata mi rimpinzo' di maccheroni nella notte mia madre si prese un bel spavento avevo lo stomaco così gonfio che sembrava scoppiare e io mi lamentavo , ma io ero forte e superai anche l'indigestine da maccheroni .
Un altro ricordo della casa dei nonni era la grande aia , le galline , i maiali , ed un natale che mio nonno si vesti' da befana per dare ai nipoti dei piccoli doni fu una pacchia , poi il ritorno a piedi sulla groppa di mio babbo , mi sentivo al settimo cielo , mi sentivo protetta e felice
Intanto a forza di sacrifici , nella stanzetta arrivarono un letto , un armadio , un como' e una credenza azzurra dove riporre piatti e tegami, una stufa che serviva in inverno per riscaldarsi e d'estate per preparare il mangiare , io fino all'età di 9 anni ho dormito ai piedi del lettone dei miei , ero una bambina felice .
Ho realizzato in seguito che i mei d'estate andavano in Campigna a raccogliere legna , una parte serviva a loro per i loro bisogni , il di piu' veniva venduto per ricavarci un po' di soldini .
I problemi col nonno intanto erano immutati , infatti un'estate mentre i mei erano tornati a casa per stare un po' con me mio nonno col fratello di mia mamma Settimio detto Tamo fecero sparire un bel po' di legna dalle cataste nostre , mio padre quando se ne accorse ando' su tutte le furie , con mia madre che cercava di calmarlo , capiva il torto ma non osava ribellarsi alla famiglia inoltre doveva sopravvivere nonostante i sopprusi .
Meldola era ed è una ridente cittadina della romagna , ero felice avevemo dei vicini simpatici, io poi avevo un amichetto Renato molto carino e simpatico , a quattro anni mi annamorai follemente di lui e lui di me , ci promettemmo eterno amore , giravamo per strada mano nella mano , Renato mi piaceva davvero, ero sicura che mai ci saremmo lasciati.
I miei ricordi un po' si perdono , non saprei ricordare di discorsi fatti dai miei di trasferirci in altro paese , ma ricordo nitidamente il giorno che avvenne , io ero in un camion carico dei mobili di casa seduta in mezzo alla mia mamma e al mio babbo con un autista che non ricordo le fattezze , dopo ore di viaggio arrivammo in una casetta piccolina in un vicolo cieco i miei nonni erano già li' coi figli maschi Fratelli di mia mamma Guido e Settimio , Guido era così giovane che doveva ancora fare il militare che allora era di 24 o 30 mesi , in poco tempo si fece il trasloco ,ci sistemammo in un'unica stanzetta , poi in seguito seppi che mio padre era stato assunto come guardia caccia nella bonifica renana e mia mamma prese ad andare in campagna , soprattutto d'estate faceva la mondina , partiva all'alba in bicicletta a volte anche di notte a seconda della distanza , col fagottino del mangiare che consisteva in un pezzo di pane , una cioccolata , altre un po' di mortadella , salame insomma poche cose , il rietro era al tramonto , io andavo all'asilo oppure mi badava mia nonna , mia nonna non era una nonna moderna , se mi avvicinavo alla sua madia per prendere un po' di pane , lei mi strappava via , la miseria era tale che non c'era spazio per i sentimenti , anche i suoi figli i miei zii andavano a lavorare nei campi , soprattutto mio zio detto Tamo andava a lavorare e raccontava storie assurde , si inventava che al suo paese aveva di tutto persino l'aradio nel bagno , tanto che mia madre si vergognava di questi discorsi fatti in sua presenza e la gente lo prendeva in giro e gli diceva torna a casa tua se stavi tanto bene, ma lui era imperterrito nel raccontare le sue prodezze .
In seguito arrivarono ad Argenta anche la sorella di mia mamma Argia si chiamava , una donna che sfornava un figlio all'anno nella miseria piu' nera , quando il marito non la costringeva ad abortire ma di lei faro' un capitolo a parte
Un altro ricordo della casa dei nonni era la grande aia , le galline , i maiali , ed un natale che mio nonno si vesti' da befana per dare ai nipoti dei piccoli doni fu una pacchia , poi il ritorno a piedi sulla groppa di mio babbo , mi sentivo al settimo cielo , mi sentivo protetta e felice
Intanto a forza di sacrifici , nella stanzetta arrivarono un letto , un armadio , un como' e una credenza azzurra dove riporre piatti e tegami, una stufa che serviva in inverno per riscaldarsi e d'estate per preparare il mangiare , io fino all'età di 9 anni ho dormito ai piedi del lettone dei miei , ero una bambina felice .
Ho realizzato in seguito che i mei d'estate andavano in Campigna a raccogliere legna , una parte serviva a loro per i loro bisogni , il di piu' veniva venduto per ricavarci un po' di soldini .
I problemi col nonno intanto erano immutati , infatti un'estate mentre i mei erano tornati a casa per stare un po' con me mio nonno col fratello di mia mamma Settimio detto Tamo fecero sparire un bel po' di legna dalle cataste nostre , mio padre quando se ne accorse ando' su tutte le furie , con mia madre che cercava di calmarlo , capiva il torto ma non osava ribellarsi alla famiglia inoltre doveva sopravvivere nonostante i sopprusi .
Meldola era ed è una ridente cittadina della romagna , ero felice avevemo dei vicini simpatici, io poi avevo un amichetto Renato molto carino e simpatico , a quattro anni mi annamorai follemente di lui e lui di me , ci promettemmo eterno amore , giravamo per strada mano nella mano , Renato mi piaceva davvero, ero sicura che mai ci saremmo lasciati.
I miei ricordi un po' si perdono , non saprei ricordare di discorsi fatti dai miei di trasferirci in altro paese , ma ricordo nitidamente il giorno che avvenne , io ero in un camion carico dei mobili di casa seduta in mezzo alla mia mamma e al mio babbo con un autista che non ricordo le fattezze , dopo ore di viaggio arrivammo in una casetta piccolina in un vicolo cieco i miei nonni erano già li' coi figli maschi Fratelli di mia mamma Guido e Settimio , Guido era così giovane che doveva ancora fare il militare che allora era di 24 o 30 mesi , in poco tempo si fece il trasloco ,ci sistemammo in un'unica stanzetta , poi in seguito seppi che mio padre era stato assunto come guardia caccia nella bonifica renana e mia mamma prese ad andare in campagna , soprattutto d'estate faceva la mondina , partiva all'alba in bicicletta a volte anche di notte a seconda della distanza , col fagottino del mangiare che consisteva in un pezzo di pane , una cioccolata , altre un po' di mortadella , salame insomma poche cose , il rietro era al tramonto , io andavo all'asilo oppure mi badava mia nonna , mia nonna non era una nonna moderna , se mi avvicinavo alla sua madia per prendere un po' di pane , lei mi strappava via , la miseria era tale che non c'era spazio per i sentimenti , anche i suoi figli i miei zii andavano a lavorare nei campi , soprattutto mio zio detto Tamo andava a lavorare e raccontava storie assurde , si inventava che al suo paese aveva di tutto persino l'aradio nel bagno , tanto che mia madre si vergognava di questi discorsi fatti in sua presenza e la gente lo prendeva in giro e gli diceva torna a casa tua se stavi tanto bene, ma lui era imperterrito nel raccontare le sue prodezze .
In seguito arrivarono ad Argenta anche la sorella di mia mamma Argia si chiamava , una donna che sfornava un figlio all'anno nella miseria piu' nera , quando il marito non la costringeva ad abortire ma di lei faro' un capitolo a parte
nonna Ida
I miei primi vestiti così come le camice di mio padre furono fatti con la tela dei bengala , una sorta di parracaduti di stoffa che scendevano dal cielo per segnalare le zone da bombardare , mia madre diceva che erano di una stoffa resistente , bianca , non c'erano fronzoli, e coccarde varie l'inportante era la concretezza.
Nonna Ida così si chiamava la piccola nonna che ci aveva accolto in una stanza della sua casa , era una donna molto pia pregava molto, era vedova senza figli , una persona che sapeva donare amore , molte volte alla domenica ci accoglieva in casa per prepararci i famosi tortellini , e ciambella.
Quando pioveva soprattutto quando c'erano lampi e tuoni lei accendeva l'incenso nel cortile , diceva che serviva per proteggere il raccolto dalla grandine insomma che teneva lontano gli spiriti maligni e mentre accendeva pregava , la coroncina era la sua compagna di vita une fede semplice concreta esattamente come era lei.
Anche quando la mamma e il babbo se ne andarono ed io con loro nel ferrarere per cercare lavoro , sempre siamo tornati a Meldola in occasione della festa della Madonna del popolo , accolti da nonna Ida come dei figli e nipote .
In quelle occasioni mia mamma si ritrovava con tutte le sue amiche del paese e li' alla sera le storie erano tante noi bambini a bocca aperta ad ascoltare , in genere storie drammatiche che ricordavano la guerra gli amici torturati e morti, oppure i dispersi ,quelli che non erano piu' tornati dal fronte Russo, i martiri della nostra terra di romagna che ne ha fatti tanti , si raccontavano storie di vedove con figli piccoli orfani costrette alla fame , di quanto il fascismo avesse lasciato dolore e morte , perseguitato gente , si sapeva dei tanti che avevano fatto bere l'olio di ricino come tortura per una confessione in genere volevano sapere se erano partigiani o amici di partigiani , piu' si avvicinava il fronte la guerra era sempre piu' aspra , i nemici erano tanti , tedaschi fascisti imboscati era difficile capire da chi difendersi .
Questi racconti postumi avevano il sapore di una favola , una leggenda ma che mi ha cresciuto nella convinzione che il fascismo era il male , anche se mia mamma nella sua semplicità ha sempre detto il giorno dopo della fine della guerra non si trovavava piu' un fascista in giro , c'erano tutti ma rinnegavano la loro provenienza , così il potestà trovo' un lavoro onorevole così via via tutti i caporioni si sistemarono eccetto quelli che furono prelevati dai partigiani e fatti sparire , ma a detta di mia madre erano stati dei veri torturatori , e le torture erano terribili , strappavano le unghie, i denti, erano veri e propi carnefici .
Sono anche convinta che le amicizie fossero vere amicizie , la guerra aveva creato una sorta di frattellanza che resisteva nel tempo , c'era solidarietà aiuto concreto condivisione , se si era in difficoltà si trovava sempre aiuto , un aiuto fatto di cose semplici , anche fare il pane insieme poi portarlo al forno a cuocere , un profumo che se mi concentro ne risento l'odore e il sapore .
Il legame è durato per sempre solo la morte le ha divise , è rimasta un' unica amica di mia mamma che di tanto in tanto mi telefona par salutare e ricordare il legame , ne parla come di un mondo paradisiaco fatto di amicizia vera . Insieme si compravano la stoffa per farsi un vestito , puntualmente fatto dalla sarta , un vestito per la domenica , la scelta della stoffa era minuziosa , se era per l'inverno doveva essere di lana , percio' per capirlo bene si andava al negozio si prendeva un filo e gli si dava fuoco , se rimaneva uno stoppino come un carboncino era di lana allora andava bene , il vestito poi si metteva esclusivamente alla domenica per andare in paese a prendere il gelato , oppure alla sera per andare al cinema con me e il babbo, mia mamma amava il cinema e credo di essermi vista tutti i films dell'epoca , da riso amaro, via col vento ecc ecc in genere ritornavo sulle spalle del mio babbo addormentata.
Anche le maglie si facevano dalla magliaia , era tale la paura rimasta che tutto doveva durare anni , le maglie per noi piccoli avevano tanti risvolti, le calze piegate sotto per usarle anche quando il piede cresceva , il risultato era poi che quando andavano bene erano tutte rammendate , i capportti si rivoltavano, percio' quando si seglieva una stoffa doveva essere bella anche al rovescio non si sa mai poteva essere rivoltata e essere ancora bella, infatti sentivo mia madre che diceva "Franco guarda è bella anche al rovescio prendiamola questa va bene"
Io il mio primo cappitto rosso quando fu disfatto mi fecero un giaccone che portai ancora per due anni evviva io mi stimavo molto .
Nonna Ida così si chiamava la piccola nonna che ci aveva accolto in una stanza della sua casa , era una donna molto pia pregava molto, era vedova senza figli , una persona che sapeva donare amore , molte volte alla domenica ci accoglieva in casa per prepararci i famosi tortellini , e ciambella.
Quando pioveva soprattutto quando c'erano lampi e tuoni lei accendeva l'incenso nel cortile , diceva che serviva per proteggere il raccolto dalla grandine insomma che teneva lontano gli spiriti maligni e mentre accendeva pregava , la coroncina era la sua compagna di vita une fede semplice concreta esattamente come era lei.
Anche quando la mamma e il babbo se ne andarono ed io con loro nel ferrarere per cercare lavoro , sempre siamo tornati a Meldola in occasione della festa della Madonna del popolo , accolti da nonna Ida come dei figli e nipote .
In quelle occasioni mia mamma si ritrovava con tutte le sue amiche del paese e li' alla sera le storie erano tante noi bambini a bocca aperta ad ascoltare , in genere storie drammatiche che ricordavano la guerra gli amici torturati e morti, oppure i dispersi ,quelli che non erano piu' tornati dal fronte Russo, i martiri della nostra terra di romagna che ne ha fatti tanti , si raccontavano storie di vedove con figli piccoli orfani costrette alla fame , di quanto il fascismo avesse lasciato dolore e morte , perseguitato gente , si sapeva dei tanti che avevano fatto bere l'olio di ricino come tortura per una confessione in genere volevano sapere se erano partigiani o amici di partigiani , piu' si avvicinava il fronte la guerra era sempre piu' aspra , i nemici erano tanti , tedaschi fascisti imboscati era difficile capire da chi difendersi .
Questi racconti postumi avevano il sapore di una favola , una leggenda ma che mi ha cresciuto nella convinzione che il fascismo era il male , anche se mia mamma nella sua semplicità ha sempre detto il giorno dopo della fine della guerra non si trovavava piu' un fascista in giro , c'erano tutti ma rinnegavano la loro provenienza , così il potestà trovo' un lavoro onorevole così via via tutti i caporioni si sistemarono eccetto quelli che furono prelevati dai partigiani e fatti sparire , ma a detta di mia madre erano stati dei veri torturatori , e le torture erano terribili , strappavano le unghie, i denti, erano veri e propi carnefici .
Sono anche convinta che le amicizie fossero vere amicizie , la guerra aveva creato una sorta di frattellanza che resisteva nel tempo , c'era solidarietà aiuto concreto condivisione , se si era in difficoltà si trovava sempre aiuto , un aiuto fatto di cose semplici , anche fare il pane insieme poi portarlo al forno a cuocere , un profumo che se mi concentro ne risento l'odore e il sapore .
Il legame è durato per sempre solo la morte le ha divise , è rimasta un' unica amica di mia mamma che di tanto in tanto mi telefona par salutare e ricordare il legame , ne parla come di un mondo paradisiaco fatto di amicizia vera . Insieme si compravano la stoffa per farsi un vestito , puntualmente fatto dalla sarta , un vestito per la domenica , la scelta della stoffa era minuziosa , se era per l'inverno doveva essere di lana , percio' per capirlo bene si andava al negozio si prendeva un filo e gli si dava fuoco , se rimaneva uno stoppino come un carboncino era di lana allora andava bene , il vestito poi si metteva esclusivamente alla domenica per andare in paese a prendere il gelato , oppure alla sera per andare al cinema con me e il babbo, mia mamma amava il cinema e credo di essermi vista tutti i films dell'epoca , da riso amaro, via col vento ecc ecc in genere ritornavo sulle spalle del mio babbo addormentata.
Anche le maglie si facevano dalla magliaia , era tale la paura rimasta che tutto doveva durare anni , le maglie per noi piccoli avevano tanti risvolti, le calze piegate sotto per usarle anche quando il piede cresceva , il risultato era poi che quando andavano bene erano tutte rammendate , i capportti si rivoltavano, percio' quando si seglieva una stoffa doveva essere bella anche al rovescio non si sa mai poteva essere rivoltata e essere ancora bella, infatti sentivo mia madre che diceva "Franco guarda è bella anche al rovescio prendiamola questa va bene"
Io il mio primo cappitto rosso quando fu disfatto mi fecero un giaccone che portai ancora per due anni evviva io mi stimavo molto .
la mia nascita
La mia mamma alla quale cresceva la pancia , non piaceva a mio nonno, in piu' il mio papa' che era un uomo del Sud . non era esattaente una gioia per un romagnolo, incolto mio nonno autoritario , poverissimo, mezzadro da un padrone che gli portava via tutto. Mio nonno aveva avuto otto figli di cui quattro morti in tenera età , ogni volta che moriva una giulia , ne facevano un'altra sempre di nome giulia , una argia un'altra con lo stesso nome e via di seguito, il nonno era un despota , ha sposato la nonna dopo la nascita del secondo figlio , prima l'ha portata a casa a servire i suoi numerosi fratelli, lei che viveva con la seconda moglie del padre perchè la prima era morta dopo la nascita di un certo numero di figli era abituata ad obbidire e servire .
Dai racconti non mi è mai parso che il nonno amasse la moglie semplicemente si era portato a casa una serva mentre lui aveva altre donne, lavorava, poi alla sera andava all'osteria a bersi parte del guadagno.
Mia Nonna era una donnina piccola di carnagione scura teneva i capelli raccolti alla nuca come usava allora , vecchia anzitempo , quando sono nata aveva 46 anni ma era già una vecchia .
Comunque mio padre e mia madre che si chiamavano francesco chiamato Franco e che a Minori sulla Costiera chiamavano Ciccio, e mia madre Giulia , visto il clima di casa decisero di sposarsi , La nonna nel frattempo aveva conservato qualche soldino per il corredo quando andò a cercarli per darli a mia madre il nonno li aveva già speso al bar e quello fu tutto ;la nonna pianse inutilmente , i mei genitori una mattina si alzarono e così vestiti andarono in chiesa a sposarsi da soli , trovando per strada due testimoni , era tempo di guerra nessuno si stupiva , anche se mia madre mi diceva che tante sue amiche si erano sposate con piu' dignità.
Dalla sera alla mattina furono cacciatri di casa , la mamma aveva un gran pancione , le bombe cadaveno , pippo che annunciava i bombardamenti girava costringendo tutti di notte a correre nei rifugi di emergenza .
Comunque trovarono una stanza in una casetta sotto la rocca di meldola , una nonnina dolce tenera che fece di tutto per accogliere i miei , il giorno del trasferiemnto nella sua casa lei aspettava che arrivassero i mobili invece arrivo' un lettino singolo di ferro datogli dai tedeschi , e un armadietto , i mei non avevano altro che un fornello a carbonella , non un piatto, non un bicchiere , senza parlare della biancheria e dei vestiti, nulla di nulla avevano , la nonnina rimase stupita ma poi vedendo mia madre si commosse , lei che era vedova senza figli probabilmente vide in mia madre una figlia e l'aiuto' procurandogli il necessario per sopravvivere mia mamma ricordava giorni interi fuori incortile col fornello a carbonella a cuocere patate , fagioli , si mangiava quel poco che passava la tessere annonaria .
Visto che non avevano un letto matrimoniale mia mamma dormiva vista la pancia sul letto , mio padre steso in terra ai suoi piedi, non so propio immaginare che vita fosse .
Inoltre mia padre che non aveva lavoro si iscrisse al sindacato fascista , cosa che gli ha sempre ripugnato , ma era l'unico modo per portare a casa un po' di moneta , mio padre Franco aveva il dono di saper fare di tutto in qualche modo riusciva a guadagnare .
quando di notte arrivava Pippo scappavano nel rifugio, mio padre faceva vestire mia mamma con abiti maschili perchè si diceva che arrivava gente senza scrupoli che violentavano le donne, una notte che si blocco' la porta di casa non riuscirono a scappare si abbracciarono convinti che sarebbero morti così giurandosi eterno amore .
Di notte raccontava mia mamma sentiva gli urli della gente torturata , urla strazianti , sparirono in quel periodo tanti conoscenti , per anni sentivo racconti dopo la fine della guerra fatti da mia madre e dalle sue amiche ,quando alla sera si andava a trebb, scaldate da un vecchio camino o dalla stufa a legna , mi dicevo mai piu' guerre , mai piu' dolore e sofferenza, non sapevo da piccola che sognavo un mondo utopico , che l'uomo avrebbe sempre creato le condizioni per fare guerre .
Io sono nata nella notte fra il 28/e 29 / Marzo/ del 1945 , in quel lettino di ferro assistiva mia mamma l'ostetrica , mio padre e la nonnina che mia madre ormai considerava sua madre e che io ho sempre chiamato nonna .
Dai racconti non mi è mai parso che il nonno amasse la moglie semplicemente si era portato a casa una serva mentre lui aveva altre donne, lavorava, poi alla sera andava all'osteria a bersi parte del guadagno.
Mia Nonna era una donnina piccola di carnagione scura teneva i capelli raccolti alla nuca come usava allora , vecchia anzitempo , quando sono nata aveva 46 anni ma era già una vecchia .
Comunque mio padre e mia madre che si chiamavano francesco chiamato Franco e che a Minori sulla Costiera chiamavano Ciccio, e mia madre Giulia , visto il clima di casa decisero di sposarsi , La nonna nel frattempo aveva conservato qualche soldino per il corredo quando andò a cercarli per darli a mia madre il nonno li aveva già speso al bar e quello fu tutto ;la nonna pianse inutilmente , i mei genitori una mattina si alzarono e così vestiti andarono in chiesa a sposarsi da soli , trovando per strada due testimoni , era tempo di guerra nessuno si stupiva , anche se mia madre mi diceva che tante sue amiche si erano sposate con piu' dignità.
Dalla sera alla mattina furono cacciatri di casa , la mamma aveva un gran pancione , le bombe cadaveno , pippo che annunciava i bombardamenti girava costringendo tutti di notte a correre nei rifugi di emergenza .
Comunque trovarono una stanza in una casetta sotto la rocca di meldola , una nonnina dolce tenera che fece di tutto per accogliere i miei , il giorno del trasferiemnto nella sua casa lei aspettava che arrivassero i mobili invece arrivo' un lettino singolo di ferro datogli dai tedeschi , e un armadietto , i mei non avevano altro che un fornello a carbonella , non un piatto, non un bicchiere , senza parlare della biancheria e dei vestiti, nulla di nulla avevano , la nonnina rimase stupita ma poi vedendo mia madre si commosse , lei che era vedova senza figli probabilmente vide in mia madre una figlia e l'aiuto' procurandogli il necessario per sopravvivere mia mamma ricordava giorni interi fuori incortile col fornello a carbonella a cuocere patate , fagioli , si mangiava quel poco che passava la tessere annonaria .
Visto che non avevano un letto matrimoniale mia mamma dormiva vista la pancia sul letto , mio padre steso in terra ai suoi piedi, non so propio immaginare che vita fosse .
Inoltre mia padre che non aveva lavoro si iscrisse al sindacato fascista , cosa che gli ha sempre ripugnato , ma era l'unico modo per portare a casa un po' di moneta , mio padre Franco aveva il dono di saper fare di tutto in qualche modo riusciva a guadagnare .
quando di notte arrivava Pippo scappavano nel rifugio, mio padre faceva vestire mia mamma con abiti maschili perchè si diceva che arrivava gente senza scrupoli che violentavano le donne, una notte che si blocco' la porta di casa non riuscirono a scappare si abbracciarono convinti che sarebbero morti così giurandosi eterno amore .
Di notte raccontava mia mamma sentiva gli urli della gente torturata , urla strazianti , sparirono in quel periodo tanti conoscenti , per anni sentivo racconti dopo la fine della guerra fatti da mia madre e dalle sue amiche ,quando alla sera si andava a trebb, scaldate da un vecchio camino o dalla stufa a legna , mi dicevo mai piu' guerre , mai piu' dolore e sofferenza, non sapevo da piccola che sognavo un mondo utopico , che l'uomo avrebbe sempre creato le condizioni per fare guerre .
Io sono nata nella notte fra il 28/e 29 / Marzo/ del 1945 , in quel lettino di ferro assistiva mia mamma l'ostetrica , mio padre e la nonnina che mia madre ormai considerava sua madre e che io ho sempre chiamato nonna .
sabato 14 gennaio 2012
la nascita , una cosa banale ma è la mia

io sono nata propio sotto la rocca di Meldola il 29.03.1945.
Mi sono sempre definita un residuato bellico, perchè nei mesi caldi della fine della seconda guerra mondiale mio padre marconista di aereo, l'8 settembre mentre tutti scappavano , lui arrivo' a Meldola e fu accolto in casa dei miei nonni e li conobbe una bella ragazza bruna , che era mia madre e se ne innamoro' .
Lui era della costiera Amalfitana , uomo di mare si adatto' per amore di vivere nelle campagne di Meldola , mentre la guerra imperversava tutto intorno , la pancia di mia madre cresceva cresceva .
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