una giornata particolare

una giornata particolare

mercoledì 18 gennaio 2012

giancarlo mio cugino, la trebbiatura

la vita alla "tarlazza era di grande libertà, d'estate si giocava nei prati , si raccoglievano more,  frutti servatici , io e i cugini andavamo al fiume risalendo la corrente trovavamo i punti piu' nascosti per svestirci e farci il bagno , tutto mi era possibile il controllo inesistente , i grandi avevano altro da fare , noi ci accudivamo da soli, nella grande aia ho imparato ad andare in bicicletta , ovviamente una bicicletta da donna, non era pensabile comprare biciclette per bambini, quando si doveva andare in paese io stavo sul cannone della bicicletta oppure nella gilera di mio padre se veniva anche la mamma.
D'estate nel momento della trebbiatura arrivava la grande macchina per trabbiare , le donne si calavano in testa un enorme fazzoletto per impedire che la grande porvere mossa dalla pula del grano andasse negli occhi , gli uomini porgevano i covoni del grano alle donne che stavano sulla macchina infilavano il covone in un buco e ne usciva il grano , grandi bevute , poco riposo si lavorava dall'alba al tramonto alla sera quando mia mamma si toglieva il fazzoletto il viso era nero di polvere , il lavoro doveva essere fatto in  fretta perchè la macchina poi si spostava da altri contadini .
Ora la trebbiatura è piu' veloce il lavoro lo fa la macchina da sola , allora le donne tagliavano con una falche il grano , nei giorni seguenti si girava . poi si raccoglieva su un grande carro e si portava nella grande aia per la trebbiatura , se capitava che piovesse nella notte tutti si alzavano e raccoglievano il grano che veniva coperto con grandi teli .
Io ero piccola ma andavo nei campi dopo la mietitura a spigolare assieme alla mamma e alla zia , siccome il lavoro era prevalentemente manuale molte spighe rimanevano al suolo , percio' per settimane si raccoglieva, poi la mamma lo portava al mulino e ritornava a casa con  un bel sacchetto di farina per l'inverno .
In inverno stavamo nella stalla coi cugini a giocare , era il posto piu' caldo , poi ad una certa ora si mungeva e noi bevevamo il latto appena munro ahh ahh che bontà
sopra la stalla c'era il fienile che si raggiungeva con una scala, molte volte salivamo e di lassu capriole  e divertimento puro .
Un giorno successe un disastro , mentre noi avevamo raggiunto il fienile per la sc ala un mio cugino per divertirsi oppure perchè non  capiva, aveva 5 anni ,voleva risalire da un trave che attraversava la stalla e sbucava propio nella finestrella del fienile, ad un certo punto un urlo e mio cugino era caduto, la trave si era girata lui si è trovato col corpo in sotto e le braccia attaccate alla trave quando non ha retto è caduto ed ha sbattuto la testa nello spigolo dove scorre la pipi delle vacche , a dire il vero non ricordo molto di quel giorno .
Gli zii e mia madre di corsa all'ospedale di argenta poi fu ricoverato a ferrara , mia madre andava spesso a trovarlo e la vedevo tornare sempre piu' scoraggiata , poi una sera ci annunciarono che Giancarlo veniva portato a casa i medici avevano detto che se volevano potevano portarlo a casa a morire , nulla piu' si poteva fare per lui .
L'impressione vederlo fu forte , sembrava morto , bianco immobile con le sue manine chiuse a pugno , si chiamo' il medico per scrupolo , il quale non fece altro che ordinare goccine per il cuore e nulla piu' , intanto i grandi organizzavano i turni per assisterlo , passavano i giorni e nulla succedeva , poi un giorno incomincio' a muovere un dito , un occhio , una gamba , nel giro  di una settimana aveva aperto le mani , da tanto che erano state serrate nell'aprirle la pelle si staccava , noi eravamo sempre l'intorno , senza accorgercene  avevamo messo  in atto la terapia del risveglio scoperta tanti anni dopo, quando finalemente Giancarlo si sveglio' non  era piu' il bambino che era prima , dovette imparare a camminare , a parlare il suo cervello si è sempre detto  era rimasto ai cinque anni, poi andò in un istituto, e quando tornava a casa era molto diverso da noi , negli anni quando è tornato a casa definitivamente aveva preso a bere, lavorava saltuariamente , era un uomo dolce ma ritardato e non ha trovato piu' la sua strada , la famiglia lo fece sposare con una donna del sud un matrimonio combinato che lo distrusse ulteriormente , la moglie ebbe un figlio ,ma si disse che non fosse suo questo è stato un 'errore dell'ignoranza , Giancarlo non poteva essere un marito non avrebbero dovuto sposarlo facendo finta che non avesse problemi , credo che abbia molto sofferto per quella scelta scellerata .

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