una giornata particolare

una giornata particolare

domenica 15 gennaio 2012

la fuga da Meldola per trovare pane e lavoro

I miei nonni materni abitavano nella campagna meldolese , andavano a trovarli di tanto in tanto , mia nonna di nascosto dal nonno allungava qualche uova a mia mamma, un po' di farina, mia mamma era una specialista della sfoglia fatta in casa riusciva a farla perfettamente tonda , e le sue tagliatelle erano buonissime , così come il pollo arrosto , il coniglio , le patate un profumo meraviglioso, io d'altronde ho iniziato presto a mangiare , perchè passato il fronte , non si trovava ne latte ne zucchero , si trovava solo al mercato  nero  , ma ci volevano i soldini, allora mia mamma  faceva i " masgotti"  che consistevano nel masticare il cibo fino a quando ammorbidito la mamma me lo metteva in bocca , anche nel mondo animale le mamme porgono il cibo ai piccoli in questo modo , oppure ancora ora nei paesi poveri, mia mamma  non aveva il latte percio' sono stata allevata a "masgotti"  a sei mesi sempre affamata mi rimpinzo' di maccheroni nella  notte mia madre si prese un bel spavento avevo lo stomaco così gonfio che sembrava scoppiare e io mi lamentavo , ma io ero forte e superai anche l'indigestine da maccheroni .
Un altro ricordo della casa dei nonni era la grande aia , le galline , i maiali , ed un natale che mio nonno si vesti' da befana per dare ai nipoti dei piccoli doni fu una pacchia , poi il ritorno a piedi sulla groppa di mio babbo , mi sentivo al settimo cielo , mi sentivo protetta e felice
Intanto a forza di sacrifici , nella stanzetta arrivarono un letto , un armadio , un como' e una credenza azzurra dove riporre piatti e tegami, una stufa che serviva in inverno per riscaldarsi e d'estate per preparare il mangiare , io fino all'età di 9 anni ho dormito ai piedi del lettone dei miei , ero una bambina felice .
Ho realizzato in seguito che i mei d'estate andavano in Campigna a raccogliere legna , una parte serviva a loro per i loro bisogni , il di piu' veniva venduto per ricavarci un po' di soldini .
I problemi col nonno intanto erano immutati , infatti un'estate mentre i mei erano tornati a casa per stare un po' con me mio nonno col fratello di mia mamma Settimio  detto Tamo fecero sparire un bel po' di legna dalle cataste nostre , mio padre quando se ne accorse ando' su tutte le furie , con mia madre che cercava di calmarlo , capiva il torto ma non osava ribellarsi alla famiglia inoltre doveva sopravvivere nonostante i sopprusi .
Meldola era ed è una ridente cittadina della romagna , ero felice avevemo dei vicini simpatici, io poi avevo un amichetto Renato molto carino e simpatico , a quattro anni mi annamorai follemente di lui e lui di me , ci promettemmo eterno amore , giravamo per strada mano nella mano , Renato mi piaceva davvero, ero sicura che mai ci saremmo lasciati.
I miei ricordi un po' si perdono , non saprei ricordare di discorsi fatti dai miei di trasferirci in altro paese , ma ricordo nitidamente il giorno che avvenne , io ero in un camion carico dei mobili di casa seduta in mezzo alla mia mamma e al mio babbo con un autista che non ricordo le fattezze , dopo ore di viaggio arrivammo in una casetta piccolina in un vicolo cieco i  miei nonni erano già li' coi figli maschi Fratelli di mia mamma Guido e Settimio , Guido era così giovane che doveva ancora fare il militare che allora era di 24 o 30 mesi , in poco tempo si fece il trasloco ,ci sistemammo in un'unica stanzetta , poi in seguito seppi che mio padre era stato assunto come guardia caccia nella bonifica renana e mia mamma prese ad andare in campagna , soprattutto d'estate faceva la mondina , partiva all'alba in bicicletta a volte anche di notte a seconda della distanza , col fagottino del mangiare che consisteva in un pezzo di pane , una cioccolata , altre un po' di  mortadella , salame insomma poche cose , il rietro era al tramonto , io andavo all'asilo oppure mi badava mia nonna , mia nonna non era una nonna moderna , se mi avvicinavo alla sua madia per prendere un po' di pane , lei mi strappava via , la miseria era tale che non c'era spazio per i sentimenti , anche i suoi figli i miei zii andavano a lavorare nei campi , soprattutto mio zio detto Tamo andava a lavorare e raccontava storie assurde , si inventava che al suo paese aveva di tutto persino l'aradio nel bagno , tanto che mia madre si vergognava di questi discorsi fatti in sua presenza e la gente lo prendeva in giro e gli diceva torna a casa tua se stavi tanto bene, ma lui era imperterrito nel raccontare le sue prodezze .
In seguito arrivarono ad Argenta anche la sorella di mia mamma Argia si chiamava , una donna che sfornava un figlio all'anno nella miseria piu' nera , quando il marito non la costringeva ad abortire ma di lei faro' un capitolo a parte

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